S. Michele: Intervista a Fabio Celoni e Adriana Coppe

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Fabio Celoni e Adriana Coppe presentano S. Michele, il nuovo fumetto Star Comics

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Tra le tante novità di Lucca Comics and Games mi aveva incuriosito il numero uno di San Michele, la nuova serie Star Comics di Fabio Celoni e Adriana Coppe. Così ho voluto approfondire intervistando i due autori.

Fabio Celoni non credo abbia bisogno di presentazioni. È uno dei più talentuosi ed eclettici disegnatori italiani, capace di passare con disinvoltura dal fumetto realistico a quello comico. Ha lavorato per anni alla Disney, firmando bellissime storie e copertine per PK, Paperino, Paperfantasy, Paperinik.

Da circa dieci anni lavora con continuità per la Sergio Bonelli dove ha disegnato Dylan Dog e creato graficamente Brad Barron.

Da qualche anno a questi lavori affianca fumetti suoi pubblicati da Star Comics. Dopo il successo di Nemrod ecco quindi nelle edicole di tutta Italia la sua nuova serie, San Michele, scritta a quattro mani con la compagna Adriana Coppe (già sceneggiatrice di Nemrod).

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Come è nato San Michele e come si evolverà?

Adriana Coppe: San Michele è una storia che ha un inizio e una fine. Come un grande romanzo a puntate!

Fabio Celoni: Il soggetto iniziale è nato circa 5 anni fa nelle stesse zone in cui è ambientato, che ci hanno suggerito un’idea molto interessante poi sviluppata e ampliata in fase di scrittura vera e propria. Nessun proseguimento previsto, la storia termina col numero 6.

 

Qual è l’ambientazione e chi è Brian ‘o Brien?

AC: Brian è un ricercatore, un botanico che fa un lavoro particolare: la sua azienda lo manda in giro per il mondo a cercare nuove molecole vegetali, che possano essere utilizzate nella cosmesi e nella farmacologia. Proprio questa ricerca lo porta, all’inizio della nostra storia, nell’Italia centrale a cavallo dei monti Lepini ed Ernici… Lo vedremo muoversi nelle zone di un entroterra bellissimo e poco conosciuto, tra antichi paesini di origini medioevali fino al borgo che dà il nome al titolo, San Michele, appunto. è un luogo abbandonato, nessuno ci vive più da molto tempo e nel 2101, anno nel quale è anbientata la nostra storia, anche molti abitanti dei dintorni ne hanno perso memoria… Questo è un pò il “substrato” sul quale nasce la storia, ma non vi voglio dire di più per non rovinarvi la lettura!

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Che tipo di fumetto sarà?

AC: Penso sinceramente che sarà qualcosa di “diverso”. San Michele è una storia complessa, che mescola mistero, giallo, fantascienza… e qualche ingrediente in più. Spero che la ricetta piaccia poi ai lettori!

FC: è un mix - credo originale - di generi, soprattutto è una storia realizzata con grande passione, divertimento e dispendio d’energie da parte di tutti, cose che mi auguro si possano trasmettere tutte al lettore.

Da chi è composto il team di San Michele?

FC: Sergio Gerasi, Alessandro Pastrovicchio, Giuseppe Candita, Giuseppe De Luca, Cosimo Ferri, e il Disegnatore Misterioso Dell’Ultimo Numero.

 

E ora un paio di domande sui creatori della serie cominciando da Fabio Celoni che oltre ai soggetti si occuperà delle copertine della serie.

Cosa ne pensi di questa nuova attenzione per il fumetto italiano da parte di Star Comics?Fabio_Celoni.jpg

FC: Se l’attenzione punta alla qualità e all’originalità non posso che pensarne bene, il fumetto italiano è vivo e stanno nascendo proposte e idee molto interessanti, la Star Comics fa bene a dare spazio a giovani autori che hanno voglia di raccontare le loro storie con freschezza e voglia di fare, che a volte contano più dell’esperienza. Mi sembra un buon momento, soprattutto per chi è all’inizio, ci sono un sacco di possibilità e spazi per chi vuole provarci.

Quanto è diverso lavorare per Star Comics rispetto alla più blasonata Bonelli?

FC: Dando per scontato che per quanto mi riguarda l’impegno è sempre il medesimo qualsiasi cosa stia facendo, ci sono differenze organizzative e strutturali, oltre che naturalmente economiche: la cifra media a tavola disegnata è all’incirca tripla in Bonelli, cosa che incide innanzitutto sui ritmi di produzione che è possibile mantenere. Lavorare per Bonelli vuol dire affrontare una tradizione di lunga data, con tutte le sue responsabilità ma anche tutte le (tante) sicurezze, e avere a che fare con personaggi storici entrati ormai nell’immaginario collettivo, sfida non facile ma di certo estremamente stimolante.

Naturalmente una visibilità maggiore implica maggiore attenzione esterna, che costringe a ponderare diversamente ciò che si può dire e fare, i famosi “paletti” per intenderci, tra i quali puoi muoverti comunque agilmente, quando ne hai compreso la posizione, evitando di toccare certi temi. Questi paletti, in Star Comics - quando ci sono - si presentano di certo più larghi, e si possono liberamente affrontare temi che in Bonelli sarebbe difficile toccare: per dirne una, un progetto come Nemrod, per come è stato pubblicato (esoterismo e spiritualità, religioni, politica, nefandezze come il cannibalismo e la pedofilia, etc.) sarebbe stato impossibile da vedere in Bonelli.

L’organizzazione, ne parlavo prima: in Bonelli c’è certamente un grande supporto da questo punto di vista, considerato l’organico della redazione, e anche i tempi di realizzazione sono del tutto differenti, si parla anche di anni di anticipo sulle uscite invece che pochi mesi come può accadere in Star, dove l’autore finisce per gestire un pò tutto da solo. Di contro, possedendo una propria stamperia, la Star Comics può permettersi tempi più rapidi e una gestione più diretta del passaggio tra originale e stampato. Insomma due realtà diverse, sotto tanti punti di vista.

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E ora la sceneggiatrice Adriana Coppe. Il tuo esordio fumettistico è abbastanza recente (il numero 24 di Nemrod e il secondo speciale) e nella vita sei una ricercatrice chimica. Come hai deciso di lanciarti nel mondo dei fumetti? È stato Fabio a “contagiarti”?

AC: Il virus “fumetto” mi ha contagiata tanti, tanti anni fa. Forse è stata una delle prime malattie che ho contratto! :P Ma ero sempre una di quelle che si trovava dalla parte di quelli che il fumetto lo leggono, con il loro bell’albo pronto e stampato tra le mani. Da poco mi ritrovo invece dalla parte di quelli che il fumetto lo vedono… come un foglio bianco da riempire! Che può essere una tavola da disegnare, ma nel mio caso è una sceneggiatura da scrivere. è come passare dall’altra parte dello specchio.

Ho sempre adorato scrivere, anche se lo facevo per me e per pochi “intimi”… Poi è arrivata la collaborazione con la Star come letterista, e l’approfondimento di come funzionano le cose “dietro le quinte”. Alla fine ho solo unito la mia passione per la scrittura con quella per il fumetto, con la speranza che il risultato possa piacere a chi lo vorrà sfogliare.

In questa nuova serie si parla di molecole e laboratori: vedremo le tue competenze scientifiche al servizio del fumetto?

AC: Diciamo che mi sarebbe piaciuto mettere molto di più di quello che leggerete! :) Ma so quanto può diventare noioso un testo appena ci si aggiungono troppi tecnicismi… Però è stato molto divertente “creare” il futuro dove si muove Brian con gli altri personaggi. Da “scienziata”, sono stata attenta che le apparecchiature che vedremo utilizzare dai personaggi abbiano almeno un minimo di plausibilità scientifica!

Per tutte le altre informazioni, il blog della serie: theatrumabsurdum.blogspot.com/

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